MILANO - Se negli ultimi anni Milano aveva perso parecchio smalto di vivace protagonismo nel dibattito artistico, con la mostra «Arte e Omosessualità - Da von Gloeden a Pierre et Gilles» esplode quale vulcano dirompente. Tema difficilissimo da «mettere in scena» che susciterà polemiche, anatemi e celebrazioni, dipendenti dalle impostazioni ideologiche soggettive. Gli scandalizzi nevrotici non si addicono all'arte, meglio valutare con serenità un'operazione ideata da Vittorio Sgarbi «non solo per documentare un'estetica consapevole, un'intenzione, non una rivelazione del subconscio, a partire dalla fine dell'Ottocento, ma per ritrovare fonti e testimoniare ricerche di più alta dignità formale che non l'esibizione fotografica dell'omosessualità nelle campagne promozionali degli stilisti di moda, che, se non l'arte, indirizzano il gusto». Il presupposto di Sgarbi è segnare la linea spartiacque fra l'autentica ricerca artistica e la fotografia di consumo che, con sempre maggior impatto, si sta sovrapponendo
OMOEROTISMO - Di opposto intento si direbbe il curatore Eugenio Viola che dichiara: «Il tutto nello spirito di una esperienza sia estetica sia mentale nella quale la difesa dell'omoerotismo, del diritto di praticarlo e di vederlo legittimato diviene per l'artista omosessuale la punta di iceberg di una più vasta lotta contro le sovrastrutture di ogni genere, razza, identità sessuale, e contro le convenzionali distinzioni tra arte, erotismo e pornografia ». La questione diventa spinosa quando ci si chiede qual è l'arte omosessuale e che senso ha una sub-categoria sessuale. Degli oltre 150 artisti selezionati, fra scultori (Ettore Greco, Adriano Alloati...), pittori (Aubrey Beardsley, David Hockney...) e soprattutto fotografi, solo alcuni sono dichiaratamente omosessuali e non sempre le loro opere sono esplicite, al contrario di autori eterosessuali le scelte sono cadute su immagini ambigue o che potrebbero indurre a pensare che… Ed è questo l'equivoco: innocenti rappresentazioni vengono interpretate in chiave omosessuale, esempio il «Beautiful Boy» della fotografa Sam Taylor-Wood.
INIZIO - La mostra prende le mosse da Wilhem von Gloeden, l'esteta tedesco che radicatosi a Taormina, riprese gli stimolanti ragazzotti siciliani in pose e contorni arcadici. A lui si risale, alla fine dell'Ottocento, alla fotografia apertamente omosessuale. L'inizio di una liberazione, non senza vittime di emarginazioni crudeli. Oggi, autori quali Mapplethorpe, l'audace che ha violentato il perbenismo ottuso; Herb Ritts e Bruce Weber; Morimura, protagonista di travestitismi al femminile; LaChapelle, fantastico nel realizzare i sogni più bizzarri e nella suggestione di simboli, piuttosto che di plateali esposizioni; Pierre et Gilles, coppia nella vita e nell'arte, e tanti altri, hanno conquistato la forza di esprimere la loro creatività. Le donne, pochine, sono più gelose del privato o forse il curatore le ha trascurate. Rimane il paradosso fondamentale di questa mostra: esaltare l'omosessualità, attraverso autori e opere, è discriminarla una volta ancora. Quando si estrae da un sistema — l'arte nello specifico — un segmento significa isolarlo quale fosse un diverso.
INFO: «Arte e Omosessualità: da von Gloeden a Pierre et Gilles», Palazzo della Ragione (Piazza Mercanti). Da martedì 10 luglio aperta al pubblico; lun. 14.30/19.30; mart./dom. 9.30-19.30; giov. chiusura ore 22.30. Fino all'11/11.
Corriere della Sera